Voglio essere una mamma in carriera

Come affrontare una vita di trasformazioni

Per tantissimi anni ho lavorato e per altrettanto tempo desideravo avere una bambina, io volevo essere una mamma in carriera ma, dovevo prima trovare un buon lavoro stabile, consolidare la mia storia d’amore ed avere una casa.

Per me era un elenco troppo lungo ma soprattutto il tempo trascorreva troppo velocemente, la mia voglia di scoprire, di viaggiare e di mettermi in gioco mi dava la forza per andare avanti.

Essere una mamma

Una carriera per 15 anni con un continuo cambiamento, sempre in viaggio perché all’epoca per fare carriera dovevi trasferirti e cambiare città, ricominciare sempre da capo, nuovi colleghi, nuove dinamiche e nuovi comportamenti.

Ed alla fine finalmente dopo cosi tanto tempo, forse anche troppo ad appena 35 anni ho realizzato di essere incinta, la mia piccola bambina era prossima alla vita, ed invece dopo 9 mesi è arrivato un bel maschietto che ha messo in secondo piano la carriera insieme a tante altre cose in modo positivo.

I sogni si trasformano in realtà ma chissà perché non è mai come ti immaginavi ed ora ti racconto quello che è successo.

Trovare la carriera giusta

Sono sempre stata una ragazza con tanta energia e fantasia, io volevo realizzare tutti i miei desideri, prima volevo diventare una ballerina ma il mio corpo non era perfetto, per cui decisi di dedicarmi allo studio fino ad arrivare ad un master in marketing con commercio estero. Volevo che il mio lavoro mi portasse a viaggiare ma dopo un’esperienza a Milano, Livorno, Reggio Emilia non riuscivo mai a sentimi realizzata, facevo un lavoro che non mi dava soddisfazione ed alla fine dopo sette anni finalmente ecco la mia occasione.

Dedicavo tutte le mie energie in quello che facevo, ma forse, data la giovane età, dopo 2 anni mi licenziano e mi ritrovo a 30 anni a rimettere in discussione la mia vita. Il mio fidanzato (nonché il mio attuale marito) mi capiva, mi sosteneva e mi lasciava libera di scegliere ma soprattutto non mi faceva mai sentire in colpa se io decidevo di ricominciare in un’altra città.

I viaggi che ti cambiano

Tra un lavoro ed un altro c’era sempre un viaggio con mia mamma. Da lei ho preso il senso dell’avventura e la forza di rialzarmi sempre, per quanto non siamo mai andate d’accordo durante l’adolescenza (sarà stato il suo divorzio o i nostri due caratteri simili). Ma durante questi “viaggi all’avventura ” io mi ricaricavo, volete un assaggio?

Iniziamo con il perdere la mia mamma nel mercato di Santo Domingo passando al non ricordarsi dove sia la casa dove alloggi, dato che sono tutte uguali con l’illuminazione molto fioca quasi inesistente, ovviamente il tutto senza parlare spagnolo.

Ritrovarsi in un pullman che annuncia “benvenuti nella city” e vedere accanto a te un carretto trainato dagli asini o quando dovevamo raggiungere il B&B chiamai un taxi, ed arrivano due motociclisti che ci caricarono insieme alle valigie da 20 kg con mia madre che non porta proprio una taglia 44, passando da una scorciatoia nella foresta equatoriale. Questi viaggi, in Messico, in Repubblica Domenicana, a Cuba ti rimangono nel cuore, ti trasformi in una persona diversa ed affronti la vita con la consapevolezza che c’è di più oltre alla carriera.

Il lavoro non è la fine della tua realizzazione ma il mezzo per raggiungerla. Non vivere per lavorare ma lavora per vivere.

La chiamata che aspettavi

Dopo questo viaggio arrivò una telefonata da una multinazionale famosa che mi proponeva il tempo indeterminato ed io ero felicissima, già dai colloqui capii che non era un’azienda come tutte le altre, loro mettevano le persone al centro quindi ricominciò la mia avventura in giro per varie città ma, il desiderio di avere un figlio cresceva in me in maniera esponenziale, fin quando il mio fidanzato decise finalmente di farmi la famosa domanda. Dopo il matrimonio volevo assolutamente avere un bambino, io ci sarei riuscita ad essere una mamma in carriera, ma non arrivava, ed ovviamente tutti intorno a me avevano figli ma io avrei dovuto affrontare una serie di problemi ed aspettare altri 2 anni per vedere la mia amata bambina tanto desiderata, ma la vita è la vita e nel 2020 arrivò Gabriele.

Finalmente sono una mamma

Quei 12 mesi senza lavorare posso dire che furono un regalo meraviglioso, mi rilassavo, facevo pilates, vedevo le amiche un sogno.

Anche quando portai Gabriele a casa fu tutto meraviglioso, il Covid ci permise di avere il bimbo solo per noi e nella nostra routine a tre trovammo un equilibrio ma tutti i sogni terminano e quindi dopo sette mesi dovetti tornare a lavoro, qui la mia storia si complica perché io lavoravo come sede in una città distante 117KM ed ogni giorno facevo tre ore di macchina, ma soprattutto lasciavo mio figlio al nido.

Il distacco fu traumatico, come ben potete immaginare, ma dall’altra parte mi dava la possibilità di uscire e riprendere la vita lavorativa, truccarmi, vestirmi senza indossare una tuta, dirigere il mio team mi faceva sentire appagata.

Il mio piccolo Gabriele non aveva il senso del tempo, per cui sapevo che lui stava bene, c’era il nonno, lo zio, il papà. Ma questo pensiero comunque non mi faceva smettere di piangere da sola dentro il bagno perché mi sentivo “una brutta mamma”.

Essere mamma in carriera

Dopo un anno di questo avanti e indietro il mio “boss” mi disse che avevo svolto un buon lavoro e mi riconobbe l’avvicinamento, non ci potevo credere sarei stata a 10 minuti da casa mia, piena d’entusiasmo ricominciai una nuova avventura, consapevole che sarei stata più presente per mio figlio. Lo sappiamo tutti che la vita è complicata e ci sono tante sfaccettature ma mai avrei pensato quello che mi sarebbe successo.

Fin dalla prima settimana capii che non sarebbe stato affatto semplice, strano pensai, questo lavoro lo svolgo da 8 anni perché qui ho così tanti problemi? Ed ancora oggi non ve lo so spiegare bene cosa è accaduto, ma sicuramente non ho ritrovato quell’appoggio aziendale che sentivo prima e quella stima, fiducia reciproca. Vi ricordate quando vi ho scritto che io non mi arrendo mai? Ebbene, dopo due anni mi sono arresa: era diventata una situazione insostenibile, altro che mamma in carriera.

Dimagrivo a vista d’occhio, non dormivo, ero sempre arrabbiata, stressata ma soprattutto portavo a casa le preoccupazioni e questo non andava affatto bene, ci fu un episodio in particolar modo, che mi fece capire come, quella scintilla si fosse spenta e così dopo 10 anni finiva la mia avventura lavorativa e quindi a 40 anni avrei dovuto ricominciare.

Mamma in carriera a 40 anni

Con mia grande sorpresa colloqui ne feci ed ho anche potuto scegliere, ma la proposta migliore mi avrebbe portato nuovamente lontano.

La mia reazione immediata fu, assolutamente no, come faccio a non stare oggi giorno con mio figlio? ma mio marito che mi conosce, mi disse:

Aspetta, fermati e rifletti. Ci organizziamo, riuscirai a trovare un equilibrio tra la tua carriera e il bambino. Non siamo soli, abbiamo tanto aiuto e Gabriele è un bimbo sereno. Se questo ti può servire per fare carriera e non è per un tempo infinito, perché non provarci? Ed allora la domanda..

Perché scegliere tra la carriera o essere mamma?

Perché deve essere sempre la donna a rinunciare? Certamente i sensi di colpa sono fuori scala, madre e padre sono due ruoli diversi ora posso dire che io e mio figlio viviamo in simbiosi (lontani ma sempre vicini) ma se io dessi più spazio anche al papà cosa otterrei? E quali conseguenze provocherei a mio figlio? Domande alle quali non ho ancora una riposta.

Ho deciso di accettare perché con questo lavoro avrei la possibilità d’arrivare dove avrei voluto già essere, ma soprattutto 4 anni sono meglio di 8/10 ed ora, ogni momento con mio figlio e mio marito è speciale.

Nasce Mamma grow up

Le espressioni che compaiono sul viso a chi racconto la mia storia sono sempre uguali e le domande che tutti mi pongono sono sempre le stesse:

  • Ma come fai?
  • Che coraggio la tua scelta
  • Ma io non ci riuscirei mai

Ed allora mi sono chiesta, ma possibile che solo io ho fatto questa scelta? possibile che il 90% delle donne rinunciano alla possibilità di essere una mamma in carriera? Ed allora voglio ritrovare quel 10%, voglio confrontarmi con loro, vorrei capire come gestiscono la loro quotidianità e cosa risponderebbero a queste domande.

Per questo nasce Mamma grow up, un luogo per incontrare altre mamme che come me, vogliono realizzarsi, scambiarsi idee, consigli o semplicemente parlare.

Cosa accadrà nel futuro?

La mia vita è cambiata tante volte ed ora so per certo che continuerà a cambiare, cerco di dare a mio figlio tutto l’amore che possiedo, abbiamo le nostre routine quando rientro ed ogni volta che ci vediamo facciamo qualcosa di speciale.

Cosa mi aspetto dal futuro? Non lo so, ma con il mio passato ho capito che non mi interessa, voglio vivere il presente ed esserci ogni volta che posso e se non posso, troverò il modo pur rimanendo una mamma in carriera.

COME TI SARESTI COMPORTATA?

OTTIMIZZAZIONE A CURA DI VALERIA PETRUZZELLI

Determinazione e passione sono le peculiarità che mi caratterizzano, dal lavoro nel fashion all’ innovazione del marketing digitale.
Ancora curiosa di scoprire come va il mondo e cosa mi attende nel futuro, perché puoi sempre cambiare il finale dipende solo da te.
Web Analitycs & Seo Specialist.

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