maternita con partita iva 2025

Maternità con Partita IVA nel 2025: la storia di Chiara

Essere mamma e libera professionista in Italia nel 2025 è una sfida che richiede coraggio, organizzazione e una buona dose di determinazione. Chiara, 38 anni, archivista freelance di Macerata, lo sa bene. “Se non lavori, non guadagni“: parole che suonano come un mantra per tante donne che vivono la maternità con Partita IVA: donne che ogni giorno si ingegnano tra progetti, clienti e responsabilità familiari, spesso senza le tutele garantite a chi ha un contratto dipendente.

Ma come se la cavano le mamme a partita IVA in Italia oggi? Attraverso la storia della nostra amica Chiara, scopriremo la realtà della maternità per le lavoratrici autonome, le loro difficoltà quotidiane, i sostegni disponibili (o la loro mancanza). Con uno sguardo alle misure introdotte dal governo italiano nel 2025 per supportare queste professioniste.

La storia di Chiara è emblematica e preziosa, perché le esperienze personali parlano più di mille statistiche.

Partita IVA e maternità: una realtà complessa

Diventare madre è un’esperienza totalizzante che cambia la vita, ridefinisce le priorità e mette a dura prova il tuo senso di identità. E quando l’essere madre si scontra con il mondo del lavoro beh, la sfida diventa ancora più grande. Nel 2025, conciliare carriera e famiglia è ancora una missione complicata, soprattutto per le mamme con partita IVA”.

Esordisce così Chiara, 38 anni di Macerata. È una giovane mamma di due bambini e un’archivista libera professionista. La sua storia è un esempio di come la maternità e partita IVA possano coesistere, ma anche delle difficoltà che questa combinazione comporta.

Per una mamma professionista, la maternità è spesso sinonimo di incertezza economica. Le lavoratrici autonome non godono di ferie pagate, malattia o congedi garantiti. Ogni giorno di stop si traduce in una perdita di guadagno.

Chiara racconta: “Richiedere ciò che mi spettava per la maternità all’INPS è stato come andare sulle montagne russe: un saliscendi continuo tra nuove normative, disinformazione e, purtroppo, poca competenza da parte di chi ne doveva sapere più di me”.

Questa esperienza è condivisa da molte professioniste, che si trovano a navigare una burocrazia complicata proprio in un momento delicato della loro vita.

Le mamme lavoratrici autonome devono affrontare la maternità senza le stesse tutele delle dipendenti. “Se non lavori, non guadagni” è una realtà difficile da accettare quando si è appena diventate madri e si vorrebbe dedicare più tempo possibile al proprio bambino.

Lavorare mi piace, ma a quale prezzo?”, ammette la nostra Chiara, chiedendosi se il prezzo da pagare per amare il suo lavoro sia troppo alto. “Il senso di colpa è sempre in agguato: se lavori, ti senti in colpa perché passi meno tempo con i tuoi figli; se resti a casa, ti senti in colpa perché dovresti contribuire economicamente. È una trappola mentale che sembra impossibile da evitare”.

chiara libera professionista

Le sfide quotidiane delle mamme lavoratrici autonome

Le mamme lavoratrici autonome si trovano a dover destreggiarsi tra mille impegni, senza orari fissi e con poche tutele. Devono essere mamme, lavoratrici, manager di se stesse e spesso anche casalinghe e psicologhe!

Un equilibrio difficile da raggiungere, che può portare a stress, stanchezza e senso di colpa. Ma oltre alle innumerevoli afflizioni e ansie che la maternità porta con sé, queste instancabili professioniste devono combattere diverse sfide quotidiane.

Difficoltà nel conciliare carriera e famiglia

Il tempo è la risorsa più preziosa per una mamma lavoratrice autonoma. Le giornate sono scandite da ritmi serrati, tra scadenze di lavoro, pannolini da cambiare, pasti da preparare e bambini da accompagnare a scuola o alle loro attività.

Quante volte vi sarete ritrovate a dover lavorare di notte o nei fine settimana, rubando tempo al riposo e alla vita familiare?

Ho sempre creduto fosse buono per me non rinunciare al lavoro“, ammette giustamente Chiara. “Mi gratifica, mi fa sentire realizzata e mi permette di essere una madre più felice ed equilibrata“.

Eppure, questa scelta porta con sé un senso di colpa difficile da scrollarsi di dosso: “La verità è che una madre felice rende felici anche i suoi figli. Se lavorare fa stare bene, non è un crimine volerlo fare“.

Carenza di servizi per l’infanzia

Gli asili nido pubblici sono insufficienti per soddisfare la crescente richiesta e spesso hanno liste d’attesa interminabili, mentre quelli privati sono costosissimi“, mettendo ulteriormente sotto pressione le finanze delle famiglie. E anche quando si riesce ad ottenere un posto, gli orari spesso non coincidono con le esigenze lavorative.

La situazione che descrive Chiara è riscontrabile soprattutto nelle grandi città. Ma anche nei piccoli centri, l’insufficienza di servizi per l’infanzia, nonché i costi proibitivi, sono da ostacolo per un equilibrio tra lavoro e famiglia, costringendo molte donne freelance a rinunciare alla carriera o a ridurre l’orario lavorativo.

La flessibilità lavorativa è spesso un’utopia

Organizzare la propria giornata lavorativa attorno ai bisogni dei figli è un esercizio di equilibrismo. La flessibilità, spesso considerata un vantaggio del lavoro autonomo, diventa un’arma a doppio taglio quando non ci sono supporti adeguati.

La flessibilità lavorativa, nella maggior parte dei casi, è un miraggio“, quando invece dovrebbe essere un diritto per tutti i lavoratori, e diventa veramente una preziosissima risorsa per le mamme lavoratrici autonome.

Infatti, avere la possibilità di gestire il proprio tempo in modo autonomo, di lavorare da casa o di scegliere i propri orari, può fare la differenza tra una vita lavorativa e familiare serena e una vita stressante e frustrante.

Troppa burocrazia e supporto statale limitato per maternità con Partita IVA

Chiara ha sperimentato purtroppo sulla sua pelle quanto possa essere arduo far valere i propri diritti di madre, e anche solo riempire un modulo di richiesta di indennità di maternità può risultare più complicato che scrivere un poema epico.

I congedi di maternità sono ridotti o addirittura nulli se non si presentano le relative domande in tempo. Quando ho avuto il mio secondo figlio, ho dovuto fare richiesta della prestazione economica di maternità all’INPS, che per le lavoratrici autonome non è automatica come per le dipendenti.

È stato un processo burocratico non semplice: ho dovuto presentare domanda tramite il sito dell’INPS, allegando i documenti richiesti e aspettando l’approvazione che purtroppo ci ha messo tempo ad arrivare.

All’inizio non sapevo come fare, ma dietro consiglio del mio commercialista, ho trovato supporto rivolgendomi al patronato della mia città“.

Anche per quanto riguarda gli aiuti economici che lo stato prevede per la categoria degli autonomi, Chiara sostiene che siano insufficienti per far fronte alle innumerevoli spese per il mantenimento di un figlio, soprattutto nei primi mesi di vita del bambino.

COME È STATO PER TE VIVERE LA MATERNITÀ DA LIBERA PROFESSIONISTA? QUALI DIFFICOLTÀ HAI INCONTRATO?

Cosa serve davvero per sostenere le mamme con Partita IVA in modo adeguato?

Le mamme titolari di Partita IVA sono una risorsa inestimabile per il Paese, ma hanno bisogno di un sostegno concreto per poter conciliare al meglio lavoro e famiglia. Un sostegno che deve essere a 360 gradi, e che deve includere tutele economiche, servizi efficienti e un cambiamento culturale.

Come funziona la maternità per le lavoratrici autonome? E quali sono le misure adeguate per supportare al meglio la maternità con partita IVA? Vediamo insieme alcune proposte, facendo riferimento all’esperienza della nostra amica maceratese, tenendo conto delle misure adottate dall’attuale governo.

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Più tutele e sostegni economici concreti e adeguati

Chiara non ha dubbi che “negli ultimi anni, il Governo ha sì introdotto alcune misure per sostenere le mamme lavoratrici autonome, ma non sempre sono sufficienti. Ecco quelle che ho trovato più utili:

  • Indennità di maternità: copre 5 mesi di astensione dal lavoro, ma è calcolata sui redditi dichiarati, quindi chi guadagna poco riceve un importo molto basso e soprattutto i tempi sono molto dilatati. Personalmente, la maternità mi è stata liquidata quando ero già tornata al lavoro a tempo pieno dopo 8 mesi dal parto
  • Bonus asilo nido: si tratta di un rimborso per le rette dell’asilo, utile per chi deve rientrare subito a lavorare
  • Assegno unico e universale: aiuta a coprire alcune spese per i figli, ma non compensa la mancanza di un vero congedo retribuito“.

Molte delle misure adottate dal governo si sono concentrate prevalentemente sulle lavoratrici dipendenti, lasciando le mamme con Partita IVA in una posizione di svantaggio.

Prendiamo ad esempio le misure di esonero contributivo (riduzione della quota dei contributi a carico della lavoratrice madre), che sono attualmente riservate alle lavoratrici dipendenti, escludendo le mamme libere professioniste.

Questa esclusione crea una disparità di trattamento e non riconosce le sfide uniche affrontate dalle donne durante la loro maternità con partita IVA. È fondamentale estendere tali benefici anche alle libere professioniste per garantire equità e sostegno adeguato.

Oppure l’estensione del congedo parentale retribuito al 60%, che è una misura sì positiva, ma la sua efficacia è limitata se non viene adattata alle esigenze delle lavoratrici autonome. Le mamme con Partita IVA spesso non possono permettersi di interrompere completamente l’attività lavorativa, rendendo necessario un supporto più flessibile e personalizzato.

Inoltre, altri aiuti economici come bonus bebè (un assegno di 500 € per i primi 12 mesi di vita del bambino) o voucher per l’acquisto di servizi per l’infanzia sono destinati solo alle famiglie con un ISEE basso, il che esclude molte famiglie che hanno comunque bisogno di sostegno.

Sburocratizzare i processi di richiesta

Spesso le procedure per accedere ai sostegni economici sono complesse e poco intuitive, richiedendo una quantità eccessiva di documentazione e tempi di attesa lunghi.

È necessario semplificare questi passaggi, garantendo:

  • piattaforme digitali efficienti
  • moduli chiari
  • assistenza dedicata e competente, affinché le mamme freelance possano ottenere ciò che spetta loro senza ulteriori stress.

Servizi per l’infanzia efficienti e sostenibili

I servizi per l’infanzia, come gli asili nido pubblici e privati, sono fondamentali per permettere alle mamme di conciliare lavoro e famiglia.

Tuttavia, come Chiara ci ha confermato, i posti negli asili nido pubblici sono spesso insufficienti e i costi degli asili nido privati sono eccessivamente elevati. È essenziale:

  1. aumentare i posti disponibili nei servizi pubblici, incentivando la costruzione di nuove strutture adeguate, specialmente nei centri periferici
  2. ridurre le liste d’attesa degli asili nido
  3. introdurre tariffe agevolate ampliandole alle famiglie con redditi medi
  4. incentivare soluzioni innovative come i nidi aziendali o i servizi di babysitting condivisi.

Sebbene il rafforzamento del bonus asili nido sia un passo nella giusta direzione, è essenziale assicurarsi che le lavoratrici autonome possano accedere facilmente a questo beneficio.

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Incentivi alla flessibilità lavorativa

Purtroppo il governo italiano non ha introdotto sufficienti misure per favorire la flessibilità lavorativa, che è un elemento chiave per conciliare lavoro e famiglia. Le mamme con partita IVA hanno bisogno di poter gestire il proprio tempo in modo autonomo, scegliendo i propri orari e il luogo di lavoro.

La flessibilità è solo un’illusione se non hai una rete di aiuto familiare o privato su cui contare“. Chiara riconosce che ancora molta strada c’è da fare per dare un vero supporto strutturale alle mamme con partita IVA.

Promuovere modalità di lavoro che consentano una migliore conciliazione tra vita privata e professionale è quindi importante. Ecco come:

  • possibilità di accedere a spazi di co-working attrezzati con servizi per l’infanzia
  • opportunità di lavorare (totalmente o parzialmente) da casa
  • agevolazioni fiscali per chi adotta orari flessibili
  • riconoscimento di periodi di sospensione lavorativa per esigenze familiari senza penalizzazioni fiscali o contributive.

In un mondo dove la gestione del tempo e le priorità individuali e familiari sono di vitale importanza, è necessario sensibilizzare alla cultura della flessibilità lavorativa. Ciò è possibile prevedendo incentivi fiscali per le aziende che adottano modelli di lavoro flessibili. Oppure istituendo un sistema di certificazione delle aziende “family friendly“, che riconosca l’impegno delle aziende a favore della conciliazione.

Un nuovo modo di pensare alla maternità con partita IVA e senza

La vera rivoluzione per vivere in maniera serena la maternità con partita IVA è sicuramente un cambiamento culturale del ruolo della madre lavoratrice.

La società moderna necessita di riconoscere in modo più consapevole il valore del lavoro delle mamme, sia in ambito familiare che professionale. Un cambiamento che superi gli stereotipi di genere e che promuova la condivisione delle responsabilità genitoriali.

E il cambiamento deve partire da noi donne. Chiara sostiene l’importanza di “supportarci tra mamme, creando reti di aiuto reciproco, sia online che offline, per condividere esperienze e soluzioni“.
Solo noi possiamo “cambiare la narrazione: smettiamo di sentirci egoiste se lavoriamo, o poco ambiziose se scegliamo di dedicare più tempo alla famiglia. Ogni scelta è valida se rende felici noi e i nostri figli“.

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Conclusioni

Essere madre nel 2025 significa destreggiarsi tra responsabilità, aspettative e sacrifici, ma significa anche costruire il proprio percorso, senza dover scegliere tra famiglia e carriera. Io voglio entrambi”, sostiene la nostra amica Chiara con fermezza e orgoglio.

È consapevole del fatto che sia una strada piena di sfide, difficoltà, ma anche di forza di volontà e organizzazione.

Dopo due maternità e tante difficoltà, ecco i consigli che mi sento di dare alle tante lavoratrici autonome che progettano o stanno per diventare madri:

  1. Informati per tempo: non aspettare l’ultimo momento per capire quali aiuti fanno al caso tuo e quali puoi richiedere. Parla con il tuo commercialista e consulta periodicamente il sito dell’INPS
  2. Organizza il lavoro con largo anticipo: se possibile, pianifica i mesi futuri per avere un piccolo margine di tranquillità dopo il parto
  3. Non avere paura di chiedere aiuto: che sia il partner, la famiglia o una rete di altre professioniste, delegare è fondamentale
  4. Valuta il nido o una babysitter se devi tornare presto al lavoro: verifica se puoi accedere a bonus o agevolazioni. Se preferisci un nido comunale, tieni d’occhio il sito del tuo comune, perché c’è un periodo preciso e limitato per presentare la domanda di iscrizione
  5. Accetta che la perfezione non esiste: imprevisti e contrattempi sono all’ordine del giorno con i figli. Conciliare tutto è difficile e a volte dovrai scendere a compromessi. Non sentirti in colpa se non riesci a fare tutto come vorresti”.

Perché una madre felice è una madre che può realizzarsi, anche professionalmente. E questo, nel 2025, dovrebbe essere un diritto di tutte.

QUAL È LA TUA STRATEGIA PER CONCILIARE VITA PRIVATA, FIGLI E LAVORO A PARTITA IVA? CONDIVIDI I TUOI SEGRETI NEI COMMENTI E SII D’ISPIRAZIONE PER ALTRE MAMME!

Manola Di Matteo MANOLA DI MATTEO

Sono una mamma a tempo pieno con la passione per la SEO. Ho messo da parte l’indipendenza economica e la carriera per crescere i miei due bambini, perché non avrei sopportato il peso del senso di colpa di essere una mamma poco presente per loro. Ma a schiacciarmi sono stati altri sensi di colpa: verso me stessa. Ho deciso di riprendere in mano la mia vita, riqualificarmi nel Digital Marketing e specializzarmi nella SEO, per ritrovare me stessa e dare ai miei figli una mamma completa e più serena.

Una risposta a “Maternità con Partita IVA nel 2025: la storia di Chiara”

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